Betting exchange: pro e contro

Betting Exchange

Premettiamo che nessuno regala nulla, per cui, se si vuole diventare uno scommettitore vincente, c’è bisogno di impegno, studio e dedizione.

Chiarito questo, vediamo perché il Betting Exchange semplifica la vita agli scommettitori.

La cosa più importante, a mio parere, è la possibilità di chiudere la scommessa nel momento in cui riteniamo il profitto soddisfacente per noi. Che significa questo? Significa che non dovrò aspettare il termine dell’evento per assicurarmi una vincita oppure potrò scegliere di chiudere la mia scommessa con una perdita molto inferiore alla puntata.

Vediamo un esempio utilizzando la tecnica del Banca X o Lay the draw e, dunque scommettendo contro il pareggio in una partita. Nel momento in cui verrà segnata la prima rete io potrò avere due situazioni, a seconda di quale delle due squadre ha segnato: o un guadagno o una leggera perdita, ovviamente rispetto alla mia puntata (in questo caso si parla di responsabilità, visto che abbiamo bancato). Posso quindi scegliere di uscire dalla scommessa e cogliere subito il gain maturato oppure accettare il piccolo loss e limitare le mie perdite.

Altro vantaggio non trascurabile è la possibilità di fungere da banco e “proporre” le mie quote: ovviamente devo trovare altri utenti che mi abbinino quella scommesse e quella quota ma è una possibilità che non ho con un bookmakers tradizionale.

Con quello che viene definito “trading pre live” addirittura ho la possibilità di ottenere un guadagno prima ancora che l’evento sportivo abbia inizio. A questo fine posso sfruttare le variazioni di quota per comprare e rivendere su livelli diversi.

Inoltre le quote dovrebbero essere più alte: contrariamente a quanto avviene con un bookmakers tradizionale, nel Betting Exchange ogni utente scommette contro altri utenti. La piattaforma prende una percentuale (il 5% normalmente) solo dalle scommesse che risultano vincenti e in teoria non ha l’aggio: dico in teoria perché comunque la percentuale che viene trattenuta deve essere comunque scorporata dalla quota affinché quest’ultima possa essere messa a confronto con quelle dei book tradizionali.

Dunque è tutto così bello? Assolutamente no.

Prima di tutto, la piattaforma di betfair.it non è assolutamente paragonabile a quello del .com e, chi ha avuto esperienza con quest’ultima, lo sa benissimo. Le quote, i volumi e soprattutto la liquidità sono decisamente al di sotto degli standard con i quali si confrontano, ad esempio, gli scommettitori inglesi. Le varie strategie quindi incontrano enormi difficoltà nel mercato italiano proprio perché le due piattaforme non sono neanche lontane parenti a livello di numeri.

Seconda cosa nel Betting Exchange la predisposizione mentale forse è ancora più importante di quanto non lo sia in una scommessa tradizionale: infatti, qualunque strategia è composta da punti di ingresso nel mercato e punti di uscita. Questi ultimi devono essere rispettati sia in caso positivo, sia, in modo particolare, nel caso la nostra scommessa non andasse nella direzione sperata.

Ultimo punto, anche se Betfair ha fatto enormi passi avanti con la funzione cash out, alcune delle tecniche più utilizzate necessitano di appositi software che si interfacciano con il nostro conto scommesse e ci permettono di piazzare ad esempio, una scommessa in dutching. Tali software (quali Fairbot, oppure Traderline) non sono gratuiti ma hanno un costo di abbonamento mensile o annuale.

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