Metodo di puntata, come scegliere il migliore?

metodo di puntata

Possiamo con certezza affermare che una corretta gestione del bankroll, unito ad valore atteso positivo dell’evento sul quale scommettiamo, sia l’elemento che fa la differenza tra uno scommettitore vincente ed uno perdente. Di conseguenza sappiamo che la cifra che si mette in gioco ha un’importanza pari o forse superiore a ciò che si gioca e, nella considerazione che esistono dei metodi di puntata che sono intrinsecamente più rischiosi di altri, è d’obbligo analizzare quanto del nostro capitale mettiamo in gioco ed il modo in cui lo facciamo.

Esistono vari articoli che si sono occupati di analizzare i sistemi di puntate più conosciuti, quali la Martingala, il metodo di Fibonacci, la puntata fissa, quella proporzionale fino ad arrivare alla puntata all-in.

In un articolo di qualche tempo fa pubblicato sul sito web di Pinnacle (puoi consultare l’articolo originale qua), alcuni di questi metodi di puntata venivano testati tramite una serie immaginaria di 500 scommesse binarie (quota 2,00), in cui lo scommettitore iniziava con un portafoglio da $1.000, puntando $100 sulla prima scommessa (eccetto ovviamente per la tecnica all-in, in cui la puntata è di $ 1.000) che successivamente veniva variata secondo il metodo di puntata, mantenendo un valore previsto del 10% (vale a dire che nel 55% dei casi risultava vincente).

L’autore ha utilizzato il metodo Monte Carlo per ripetere la simulazione 10.000 volte al fine di stimare le probabilità di rischio reale che lo scommettitore può utilizzare a suo vantaggio, sia per quanto riguarda la perdita di tutte le risorse sia per le probabilità di effettuare un profitto.

L’analisi dei risultati e delle conclusioni alle quali si giungeva analizzando i vari  metodi di puntata, erano particolarmente interessanti. Nella seguente tabella è possibile vedere la media, la mediana e le risorse massime di scommessa raggiunte per ogni metodo di puntata dopo 10.000 serie di 500 scommesse alla pari simulate, così come abbiamo una stima delle percentuali di fini perdere tutto e/o di far registrare un profitto. Ovviamente la serie risultava terminata se durante una delle simulazioni da 500 scommesse, le risorse finanziare si esaurivano.

Media

Mediana Massimo % di Bancarotta

% di Profitto

All-in

0

0

0

100%

0%

Martingala

8.167

5

32.400

72%

28%

Fibonacci

6.489

0 19.500 54%

46%

Puntata Fissa

5.473

5.800 14.000 13%

87%

Proporzionale

137.486

12.234 37.459.336 0%

87%

L’analisi relativa al primo metodo è spietata, ma lo sapevamo già: la scelta di puntare interamente la cassa ha portato costantemente a risultati disastrosi e quel 100% di percentuale di bancarotta sta li a dimostrarlo. Siamo quindi tutti concordi nell’affermare che, salvo casi estremi di “tilt”, nessuno scommettitore baserebbe il suo metodo sulla puntata all-in.

Sia il sistema della Martingala sia quello di Fibonacci sono dei sistemi di puntata cosiddetti progressivi: la Martingala raddoppia ogni scommessa dopo ogni perdita consecutiva, reimpostando la puntata a quella iniziale dopo una vincita. Chiaramente una striscia di scommesse perdenti può portare a dover effettuare delle puntate spaventosamente alte che mettono in serio pericolo le proprie risorse finanziarie. Fibonacci invece aumenta le puntate dopo le perdite seguendo la sequenza di numeri di Fibonacci, in cui il numero successivo della sequenza è la somma dei due precedenti (1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21…). Dopo una vittoria, la puntata torna al secondo numero precedente nella sequenza. Quindi ogni vittoria recupera le due perdite precedenti.

Purtroppo, nessuno di questi due piani offre allo scommettitore un’esperienza di scommessa sicura. Quasi tre quarti delle volte (il dato 72% di bancarotta della tabella è eloquente), uno scommettitore che utilizza il sistema della Martingala può aspettarsi di finire le risorse prima di aver piazzato 500 scommesse. Nel caso di Fibonacci quest’eventualità è comunque superiore alla metà (54% di bancarotta).

Come possiamo notare dal prospetto i profitti medi (previsti) nel caso della puntata seguendo Fibonacci sono superiori a quelli che si possono ottenere con una puntata fissa in cui uno scommettitore utilizza lo stesso valore per ogni puntata. Di contro possiamo notare che è maggiore la possibilità di perdere l’intera cassa: a fronte di un profitto medio leggermente più alto, vale veramente la pena assumersi un tale rischio di bancarotta (54% contro il 13% della puntata fissa)?

Infine se guardiamo ai dati riportati in precedenza è molto probabile che le risorse finanziarie finali siano uguali a zero (come mostrato dalla mediana) e c’è la concreta possibilità che l’aumento progressivo delle puntate per recuperare le perdite porti a dover effettuare una scommessa con un importo superiore a quello consentito dai limiti del bookmaker.

Da quello che si vede le due strategie migliori (in termini di rapporto rischio/beneficio) sono quella della puntata fissa e proporzionale. Le puntate proporzionali prevedono scommesse in cui si gioca lo stesso importo percentuale (in questo caso il 10%) delle proprie risorse finanziarie disponibili al momento della giocata. Quindi, se la prima scommessa da $100 risulta vincente, la puntata seguente sarà il 10% di $1.100, vale a dire $110. Invece, nel caso in cui la giocata sia perdente la seconda puntata sarà di $90. E così via.

Sia la puntata fissa sia quella proporzionale hanno ottime possibilità (87%) di far registrare un profitto dopo 500 scommesse con questo scenario. Il vantaggio evidente delle puntate proporzionali rispetto a quelle fisse è che, teoricamente, non si perderà mai tutto, nonostante nella realtà una serie di cattivi risultati può portare a puntate molto piccole. Inoltre, le risorse finali previste sono considerevolmente maggiori, soprattutto perché le puntate saranno solitamente più alte rispetto a quelle delle puntate fisse.

L’articolo proseguiva con tutta una serie di dati in particolar modo relativi al valore previsto (era del 10% nelle simulazioni, decisamente molto alto) per le scommesse alla pari, analizzando i risultati alla luce di valori attesi minori. Lo potete leggere tutto seguendo il link.

Quello che a noi qua preme chiarire è che non esiste un metodo di puntata perfetto. Dobbiamo sceglierne uno in base a dei fattori che sono estremamente personali, primo fra tutti la nostra propensione al rischio. Partendo dal presupposto che abbiamo trovato quote di valore, quindi abbiamo un vantaggio sui bookmakers, non ha senso andarci ad impelagare in sistemi per recuperare velocemente le perdite. Se dunque partiamo dal presupposto che siamo bravi a crearci un vantaggio, il sistema migliore sul lungo termine è sicuramente la puntata fissa: infatti questo sistema ci permette di avere una profittabilità nel lungo periodo con un rischio minimo. Inoltre ci permetterà un recupero delle perdite in tempi più brevi rispetto alla puntata proporzionale.

Quest’ultima tipologia di puntata potrebbe sembrare quella migliore, dato che non contempla la possibilità di perdere tutta la cassa, ma questa “certezza” va a scapito della velocità di recupero delle perdite, che sarà minore rispetto ad una puntata fissa.

La cosa da chiarire dunque, una volta stabilita la nostra tendenza al rischio, è la tempistica: in quanto tempo vogliamo vedere dei risultati positivi nelle nostre scommesse?

Se cerchiamo una soluzione nel lungo periodo, sicuramente il metodo di puntata proporzionale è il più indicato, mentre se cerchiamo dei guadagni sul breve/medio termine la soluzione migliore è un sistema di puntata fissa.

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